19/02/11

SPETTANZA PROBABILISTICA


Premetto che io non sono un matematico. Premetto che più che altro sono un intuitivo e che, senza approfondire più di tanto gli argomenti che prendo in considerazione, formulo delle ipotesi che secondo me potrebbero essere vere.

La “spettanza probabilistica” ci dice che qualunque sia il passato, il futuro conserva esattamente le stesse probabilità in ogni evento. Se sono passati 30 rossi, al prossimo colpo, rosso e nero hanno la stessa spettanza probabilistica. Se sono passate 10 terzine diverse, al prossimo colpo ogni terzina ha la stessa spettanza probabilistica. Se sono passati 15 cavalli diversi, il prossimo colpo può sempre produrre uno qualsiasi dei cavalli perché la spettanza probabilistica di ognuno di essi è uguale. La conclusione è che in base a questo principio nessuna scelta ha una valenza probabilistica diversa dal principio stesso e la selezione del colpo non può essere suffragata da un motivo che non esiste.

Concordo pienamente con queste considerazioni che descrivono esattamente ciò che è la spettanza di ogni singolo colpo di roulette. Stiamo parlando, però, del singolo colpo e non di una serie di colpi. Che cosa succederebbe se il principio riguardasse l’insieme di tutti i colpi di un ciclo chiuso?

Al primo colpo tutte le Chances hanno la stessa probabilità e quindi ne esce una qualsiasi. Al secondo colpo hanno tutte la stessa probabilità ma vi è una possibilità che la pallina ricada nello stesso punto. Al terzo colpo hanno tutte la stessa probabilità ma ora vi sono due possibilità che la pallina ricada in uno dei punti precedenti. Al decimo colpo hanno tutte la stessa probabilità ma vi sono 9 possibilità che la pallina ricada in uno dei punti precedenti. E così via. A questo punto direi che, per evitare sempre quei punti già visitati e in continua espansione, la pallina dovrebbe essere teleguidata scientemente perché altrimenti avrebbe bisogno di una fortuna che forse si realizza una volta ogni 500 anni; o forse mai.

A questo punto è facile comprendere che il singolo colpo rispecchia esattamente la spettanza probabilistica, mentre una moltitudine discreta di colpi è soggetta alla Legge del terzo perché la pallina, come non ricorda dov’è andata il colpo prima per evitarlo, non ricorda nemmeno dove non è andata, per andarci.

La pallina, quindi, deve avere una buona dose di fortuna per evitare sempre i punti visitati e se consideriamo i pieni, forse mai ci riuscirà. La cosa è diversa con le sestine, con le terzine e con i cavalli. Ognuna di queste Chances realizza l’allargamento completo nel proprio ciclo logico con una certa percentuale di frequenza, ma qui è facile capire il perché. Le multiple diverse dai pieni sono formate da gruppi di numeri e il loro ciclo logico (6, 12, o 18) comporta un quantitativo di assalti inferiore al ciclo assoluto (36). Come ho già detto in altra occasione, due caselle sui pieni è un allargamento, mentre due caselle della stessa terzina è un calore.

Il prossimo articolo riguarderà due aspetti del principio di Bernoulli. Non lo posto qui per non appesantire troppo le mie farneticazioni.

Sto anche pensando di postare nel sito la variante del sistema sulle terzine in cicli da 1,5 perché certi sviluppi che aspettavo non arrivano. Forse sarà l’oggetto del prossimo post e vi assicuro che sarà un vero regalo.

Pubblico una delle molte mail che ricevo e che mi è sembrata degna della vostra attenzione. Si tratta di una persona che non ha mai giocato in un Casinò o in un Live in Internet; eppure è un appassionato di roulette. Questa persona ci insegna che lo studio della roulette può non essere mirato al mero guadagno di denaro, ma può essere anche un interessante motivo di studio che ci migliora e ci fa vedere gli eventi della vita con un’ottica diversa. Uno studio che ci insegna a tener conto delle varie possibilità; delle ragioni per cui certi eventi capitano; delle ragioni di certi comportamenti delle persone. Chi è abituato a vagliare gli eventi casuali difficilmente farà una cosa a caso, senza pensare alle conseguenze, o difficilmente prenderà una strada senza prima pensare dove lo condurrà.

Buonasera,
Leggo sempre volentieri i suoi articoli, gli ultimi due poi mi sembrano eccitanti, credo che lei sia l’unico che possa disegnare un sistema in grado di giocare contemporaneamente sul calore e sull’allargamento, un sistema che, nel momento in cui entra in crisi, prepara il terreno per un attacco sul fronte opposto. Le auguro un felice stop riflessivo.
Ho letto il suo libro “L’evoluzione finale”, l’ho studiato in autunno, quando la mia stagione lavorativa conosce una pausa, ho giocato virtualmente tutti i sistemi presenti e sono rimasto così colpito dalla forza dei suoi schemi che ho cercato di imitarla inventandone di miei, senza riuscirci veramente.
Devo confessare che non ho mai giocato in un casinò vero e neanche in uno virtuale, però sono affascinato dalla roulette al punto che ho comprato diversi sistemi, ma nessuno ha mai resistito alla verifica come i suoi.
Il suo sistema sulle chances semplici, dove tre chances giocano in mutualità al 50% obbligato, l’ho giocato per 2046 boules di una raccolta del Casinò di Sanremo senza mai saltare, mi ero prefissato un limite di 100 pezzi. Per cinque volte ho toccato il termine 16 della montante, in tutto ho vinto 298 pezzi.
Le parlo di questo sistema perché riesco a giocarlo senza l’ausilio di un quaderno, riesco a seguire l’evoluzione del gioco mentalmente associando immagini particolari alle diverse figure che si formano.
A proposito di questo sistema volevo chiederle un suo parere rispetto a qualcosa che non capisco: quando si aspetta che il gioco si maturi su una chance per la ripetizione di una coppia, a volte succede che la permanenza fa maturare un attacco sulla chance vicina nella riga e la doppi mentre noi stiamo ancora aspettando le condizioni necessarie per attaccare la chance precedente. Quando poi abbiamo finalmente attaccato la prima chance e abbiamo anche perso i due tentativi a disposizione, ci occupiamo della chance vicina nella riga, ed è qui che non capisco, perché dovremmo aspettarci che esca un secondo doppione della figura visualizzata nello schema di partenza se questa figura è già stata doppiata mentre stavamo aspettando la maturazione della prima chance?
Mi scuso con lei per la semplicità dei miei ragionamenti.
Distinti saluti,
Cesare ………….

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Nino.zantiflore@tiscali.it

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13/02/11

LA SELEZIONE DEL COLPO


Quanti pareri abbiamo sentito sulla selezione del colpo?

I sostenitori di questa tecnica di gioco asseriscono che in determinate occasioni certi risultati sono tendenzialmente probabili. Io sono uno di questi, ma aggiungo però che se la selezione non avviene all’interno di un ciclo chiuso, non è più una selezione perché non avrebbe un inizio e una fine di riferimento.

La permanenza continua non può dare indicazioni per una selezione di colpi perché le configurazioni prodotte non hanno confini di delimitazione e la loro durata è imprevedibile. La ragione è lo scarto che non pone limiti alle deviazioni sul continuo dei numeri casuali. In questi casi le configurazioni analizzate per la selezione possono essere costituite da figure in frequenza, continue, o alternate; da quantità omogenee di Chances; da coperture più o meno allargate del tappeto; dal gioco di determinati numeri dopo l’uscita di altri, ecc.

Tutti questi modi di acquisire, analizzare e attaccare una permanenza continua sono soggetti a deviazioni tali da non consentire in alcun modo un efficace sostegno economico, sia a masse pari, sia in montante, proprio per la loro possibile durata. L’unico modo per superare l’empasse sarà la messa in atto di stop loss, o di ripartizioni delle perdite, o la spalmatura degli scoperti in più partite successive; ma la partita sempre vincente sarà una chimera.

Se andiamo contro o a favore di determinate figure, in teoria il contrario si può ripetere molte volte senza limiti di tempo. Se andiamo contro o a favore di una Chance, il contrario può perdurare ben oltre il nostro capitale disponibile (vedi i 29 colpi storici di Chance Semplice). Se facciamo una puntata allargata al 75% del tappeto, nulla vieta che in teoria quel 25% possa uscire per 10-15 volte; sarà solo una questione di tempo. Se puntiamo determinati numeri dopo l’uscita di altri, nulla impedisce che la previsione non si realizzi per lungo tempo. Tutto ciò riguarda il gioco continuo.

Che differenza c’è con il ciclo chiuso?

Un ciclo chiuso, “logico” o “assoluto”, ha un inizio e una fine. Sappiamo che se la configurazione ricercata è certa, saremo soggetti a forti allargamenti delle Chances in gioco. Se è tendenziale, può non realizzarsi ma in ogni caso l’impegno economico avrà uno stop dovuto alla conclusione del ciclo.

Ora che abbiamo davanti queste due strade comportamentali, quale delle due scegliereste? Dov’è che la selezione del colpo ha un senso?

Sono certo che scegliereste il ciclo chiuso, anche se alla roulette ogni colpo è nuovo e anche se la roulette non ha memoria e il colpo successivo non ricorda il colpo precedente.

Il ciclo chiuso non ha bisogno che la roulette ricordi, perché ciò che avviene al suo interno deriva da un aumento di un settore e da una diminuzione di un altro. Il settore delle caselle visitate dalla pallina aumenta e quello delle caselle non visitate diminuisce. E’ questa continua e ripetitiva evoluzione che determina sia i disegni certi, sia quelli tendenziali. Ci potranno essere occasioni in cui la tendenza arriva in ritardo, ma difficilmente ci saranno occasioni in cui non si realizza per niente.

Il gioco continuo invece, che tendenza ha? Quando e dove possiamo prevedere il prossimo comportamento della permanenza, rispetto a quello precedente? Soltanto nelle alternanze fra allargamento e calore, che però non sono assoluti nella loro frequenza.

La tecnica per individuare un disegno tendenziale all’interno di un ciclo chiuso consiste nel verificare ciò che succede in uno schema appositamente creato; quante volte quel disegno si formerà e quante volte mancherà? Se la frequenza è del 99%, il gioco è buonissimo; se è inferiore all’80%, è meglio non prendere in considerazione il gioco.

Naturalmente più ci si avvicina al 99% più ci saranno allargamenti di Chances da giocare; più ci si allontana dal 99% più c’è la possibilità che il disegno non si formi o che si formi verso la fine del ciclo logico o assoluto.

Eppure la Legge del terzo ci da tutte le indicazioni per trarre un vantaggio dalla sua realizzazione. Basta saperla interpretare nei dovuti modi. Diciamo che l’interpretazione è una soltanto, ma le applicazioni sono poi molteplici e tutte vincenti. Sono talmente vincenti che allargamenti e calori possono essere giocati contemporaneamente perché questa interpretazione non permette un allargamento di puntate come in un qualsiasi altro gioco a chiusura con il colpo (o i colpi) selezionato.

Più che selezione del colpo si dovrebbe parlare di selezione di cosa giocare, perché il colpo ce lo indica lo sviluppo del ciclo.

Questo è uno dei tanti utilizzi della Legge del terzo, ma è l’unico che merita l’appellativo di “vero utilizzo” perché ci permette di sfruttare l’unica vera tendenza di tale Legge, sia in caso di allargamento, sia in caso di calore.

Tutto ciò mi ha permesso di fare un gioco che possiamo definire “bidimensionale” perché allargamento e calore, pur essendo antitetici, assicurano la felice conclusione di ogni partita. Se non esce l’uno, esce l’altro, ma senza gli spropositati allargamenti a cui, solitamente, eravamo soggetti.

L’apertura di questa nuova frontiera (anche se da me conosciuta da parecchi anni) m’impone uno stop riflessivo. Quando avrò sviluppato e scritto le varie applicazioni valuterò la loro divulgazione: se per libro o altra forma.

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06/02/11

UNA VIA DI FUGA


Nel suo trattato “L'arte della guerra” il Generale Cin Cin Ciao Lin descrive come deve essere condotta una battaglia che si svolge in campo nemico. Consapevole che il campo di battaglia è sconosciuto a lui e al suo esercito, egli ipotizza determinate azioni di disimpegno nel caso sia necessario il ritiro dalla scena della battaglia. Per non subire una disfatta totale, egli prevede che in caso di difficoltà vi sia una “via di fuga”.

Il sistemista deve prendere insegnamento da questo grande condottiero (per la verità inventato or ora da me) e prevedere quali azioni intraprendere nel caso il gioco che sta facendo cominci a dare i segni dell'imminente fallimento.

Sappiamo che un gioco sempre uguale porta inevitabilmente alla partita che richiede un grande sforzo economico. Ciò rientra nel principio di Bernoulli che ci avverte che, nelle stesse condizioni (gioco sempre uguale), la frequenza relativa (partita in corso) tende alla probabilità (tutte le situazioni possibili). E' chiaro quindi che tutte le configurazioni possibili, prodotte dai cicli chiusi della permanenza, hanno un uguale diritto di presentarsi al nostro gioco e che fra di esse vi saranno anche quelle a noi sfavorevoli.

Se il gioco che pratichiamo è buono, rafforzato dalle dovute giustificazioni, queste partite sfavorevoli si presenteranno frammiste a molte partite favorevoli, che chiudono facilmente e in breve tempo. La cosa, comunque, non è consolante perché a questo punto gli effetti diventano uguali a qualsiasi altro gioco che non abbia le stesse caratteristiche di affidabilità. Potremo contare su qualche giornata vincente, soprattutto se la nostra presenza al tavolo si riduce a una o due ore, ma sappiamo bene che le giornate si legano le une alle altre e che, alla fine, la permanenza contraria dovrà fare la sua comparsa all'orizzonte della nostra “permanenza personale”, proprio in ottemperanza al Principio di Bernoulli. A quel punto, se non abbiamo previsto un giusto rimedio, restituiremo al banco ciò che avevamo incassato con le precedenti partite e forse anche di più.

Prendiamo quindi insegnamento dall'ipotetico Generale Cin Cin Ciao Lin e non affidiamoci esclusivamente a un gioco unico. Cerchiamo di prevedere le nostre “vie di fuga” (non dal Casinò) che ci permetteranno di interrompere gli effetti contrari di quella “permanenza del momento”, e che ci permetteranno di convogliare il gioco su altri risultati. Altri risultati che avranno l’esclusivo compito di rimediare all’esito negativo del primo gioco.

In pratica è un giocatore di riserva che entra in campo se il giocatore titolare s’infortuna (proprio come nel gioco del calcio).

Gli ultimi studi che sto facendo si concentrano su questo concetto: la possibilità di mettere in campo una via di fuga e cioè un rimedio alla situazione deficitaria lasciataci dal gioco “titolare” del sistema. Di solito, per non rischiare la massima scalata nella montante, non adottiamo sul gioco base una riduzione logica e se la vincita tarda a presentarsi, resteremo esposti di qualche cifra. Invece di fare uno stop loss, o di ripartire la perdita sulle partite successive, continuiamo la stessa partita abbandonando il gioco base e passando ai giochi secondari che, con le vincite disponibili, avranno il solo compito di portarci in utile. Mettiamo in campo le “riserve” che sostituiranno il giocatore infortunato.

La prima applicazione di questa condotta di gioco è contenuta nel seguito del sistema che riguarda il 3° sovrapposto su due cicli da 1,5 sulle terzine. Non è ancora stato pubblicato perché sono in attesa di certi sviluppi per un nuovo sito ma, anticipando la sostanza del suo contenuto, posso dire che se la chiusura del gioco primario è avvenuta in ritardo, subentrano due giochi secondari che con la loro disponibilità di vincite recuperano l'esposizione e raggiungono l'utile. I due giochi secondari sono le riserve e intervengono solo se il gioco primario, titolare della partita, fallisce il raggiungimento dell'utile entro i tempi usuali, a causa di una chiusura che scade con un certo ritardo. La sua chiusura è matematica ma, proprio per questo, a volte scade a inserimenti avanzati e con un certo allargamento di Chances giocabili. Questa è la ragione delle molteplici partite vincenti ai primi colpi, che però sono intervallate da sporadiche partite che chiudono a inserimenti avanzati.

Con questo sistema non ci saranno più recuperi da addebitare alle partite successive; ci sarà una naturale continuazione del gioco, spostato però su altri obiettivi.

Grande è l'aleatorietà della roulette!!! Ma è anche superabile se si prendono le dovute precauzioni.

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Nino.zantiflore@tiscali.it

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29/01/11

PERMANENZA VOLUBILE

Vi siete mai chiesti perché le prime partite di qualsiasi gioco sono facili, mentre la partita difficile arriva dopo? Cos’è che cambia nella permanenza che prima non è avvenuto?

Per chi ha una certa esperienza di roulette e in particolar modo per chi è abituato a lavorare su allargamenti e calori, la risposta è ovvia. Per rendersene conto però si deve osservare l’andamento dei doppioni o degli allargamenti che si susseguono nello sviluppo delle partite e quindi della permanenza.

Il difetto di ogni sistemista (me compreso) che lavora con i cicli chiusi, è la mancanza di pazienza nell’attendere la ricostruzione di un gioco prima dell’attacco. Qualunque sia il tipo di gioco (allargamento o calore), una volta conclusa una partita, non abbiamo la pazienza di ricostruire la successiva con numeri nuovi. Per risparmiare tempo e partire prima possibile con le puntate, ricorriamo inevitabilmente alle “risalite” prendendo una quantità di numeri della partita appena conclusa. In pratica non quantizziamo la permanenza nei suoi cicli logici. Non la dividiamo in gruppi statici e così facendo leghiamo lo spezzone finale di un teorico ciclo precedente con lo spezzone iniziale del successivo.

Sappiamo che la Legge del terzo è una tendenza e che si manifesta maggiormente se si prende in considerazione un “ciclo assoluto” di 36 colpi (generalmente lo zero è escluso), che dia la possibilità teorica alla pallina di visitare tutte le caselline disponibili. Con questi 36 tentativi si svilupperanno i 12 doppioni dovuti all’aumento costante delle caselline visitate contro la diminuzione costante delle caselline da visitare. Il “terzo doppiato”, quindi, dipende dalla singolarità di ogni casellina, che subisce per 36 volte gli attacchi della pallina. Tutto questo è valido solo per i numeri pieni, ognuno dei quali occupa una sola casellina. In pratica la Chance multipla dei pieni è costituita di tante singolarità quanti sono i lanci effettuati.

Se prendiamo in considerazione sestine, terzine e cavalli, non è più la stessa cosa. Ognuna di queste Chances è formata da più caselline e se lanciamo la pallina per un numero di volte pari al “ciclo logico” della Chance, questa ha a disposizione delle singolarità di destino formate da più di una casellina. A questo punto è facile comprendere come sia cambiata la disponibilità degli eventi. Non ci sarà più una corrispondenza numerica fra assalti e luoghi di destino, perché i luoghi di destino sono gruppi di caselline e gli assalti sono uguali ai gruppi e non alla somma delle caselline. Una sestina è formata da 6 caselle e la sua disponibilità è di 6 destini. Una terzina è formata da 3 caselle e la sua disponibilità è di 12 destini. La stessa cosa vale per i cavalli con 18 destini. In tutti questi casi però le caselle sono 36 e non 6 o 12 o 18.

In queste condizioni la Legge del terzo non è affidabile perché due caselle con i numeri pieni sono un allargamento mentre due caselle di uno stesso destino costituiscono un calore.

A questo punto, per usufruire della legge del terzo sulle Multiple, diverse dai pieni, abbiamo bisogno di prendere in considerazione un ciclo “assoluto” e quindi vediamo cos’è.

Per "ciclo logico” intendo tanti lanci di pallina quanti sono i destini di una Chance. Per le sestine sono 6; per le terzine 12; per i cavalli 18, per i pieni 36.
Per "ciclo assoluto” intendo sempre 36 lanci di pallina, che però sono una quantità superiore ai destini delle Multiple diverse dai pieni.

Come possiamo conciliare questa diversità evolutiva tra i pieni e le altre Multiple? Come possiamo eguagliare i due eventi per ottenere gli stessi benefici dalla Legge del terzo?

La risposta è semplice. Bisogna ricorrere a una “moltiplicazione di eventi” in modo da rapportare il numero dei destini al numero degli assalti della pallina in un ciclo assoluto e cioè a 36 eventi. Ecco che allora per le sestine saranno necessari 6 cicli logici; per le terzine 3 cicli logici e per i cavalli 2 cicli logici.

A questo punto, per ottenere gli effetti tendenziali della Legge del terzo, ogni Chance Multipla necessita di 36 colpi, ma ciò non è tutto.

E’ chiaro che affinché la Legge del terzo mantenga le sue proporzioni, non possiamo concentrare i risultati di 36 lanci in una singola disposizione grafica della Chance. Dobbiamo allora ricorrere a una “moltiplicazione di eventi” che riguarda i destini: dobbiamo raddoppiare, triplicare o sestuplicare la rappresentazione grafica dei singoli cicli di cavalli, terzine o sestine. Solo in questo modo il “terzo doppiato” sarà tendenzialmente di 12; i “due terzi presenti” saranno di 24 e il “terzo assente” sarà di 12.

Vogliamo vedere se è vero? Prendiamo dei numeri dalla solita permanenza.

Prendiamo le sestine e costruiamo una moltiplicazione di eventi pari a 6 cicli.


I due terzi presenti sono 23; il terzo doppiato è 13; il terzo assente è 13.


Prendiamo le terzine e costruiamo una moltiplicazione di eventi pari a 3 cicli.



I due terzi presenti sono 27; il terzo doppiato è 9; il terzo assente è 9.

Prendiamo i cavalli e costruiamo una moltiplicazione di eventi pari a 2 cicli.

I due terzi presenti sono 23; il terzo doppiato è 13; il terzo assente è 13.

Le tre Chances, moltiplicate fino a raggiungere il ciclo assoluto, hanno mantenuto i parametri della Legge del terzo, non discostandosi più di 3 punti dalla media delle 24 presenze e 12 assenze. Abbiamo così ottenuto gli stessi risultati che si ottengono dai numeri pieni.

Esaminato il metodo di accessibilità alla Legge del terzo, passiamo all’errore in cui incorrono tutti i sistemisti: sia quelli che utilizzano cicli chiusi, sia quelli che utilizzano il continuo della permanenza senza divisioni di sorta.

Non mi soffermo sul giocatore continuo perché è chiaro che con il suo procedere incapperà in situazioni che come sono favorevoli al suo gioco, possono essere sfavorevoli anche per lungo tempo.

Vediamo invece il giocatore sui cicli chiusi che, per risparmiare tempo, ricorre alle “risalite” prendendo alcuni numeri dalla partita appena conclusa.

Come ho accennato all’inizio (e in molte altre occasioni) nel continuo di una permanenza troviamo periodi di allargamento intervallati da periodi di calore che, anche se non sono regolari nella loro frequenza, si presentano continuamente. La cosa vale per pieni, sestine, terzine o cavalli.

Di solito un sistemista gioca sull’allargamento o sul calore e se l’andazzo contrario si manifesta per lungo tempo, l’effetto che ne deriva può diventare disastroso.

In un singolo ciclo chiuso, questo andamento contrario avrà dei limiti perché la Legge del terzo impone ci siano quantitativi tendenziali sia per l’allargamento, sia per il calore. Potranno disporsi nei modi più disparati: alla fine, all’inizio, o distribuiti lungo il percorso, ma in ogni caso non possono superare certi limiti disposti dal ciclo chiuso. Inoltre, anche se il singolo caso non rispecchia la situazione normale, vi è sempre la tendenza Bernoulliana che, a lungo andare, ripristina la media teorica.

Ora supponiamo di giocare sul calore di una qualsiasi Chance (per esempio cavalli) e di aver terminato una partita il cui ciclo chiuso sia stato il seguente:

3 8 3 7 32 15 15 2 14 8 7 26 1 14 27 31 8 9

In questo ciclo la Legge del terzo ha mantenuto le proporzioni in modo perfetto confinando i 6 doppioni (in rosso) nella parte iniziale del ciclo.

Ora facciamo la nostra usuale “risalita”; prendiamo gli ultimi 4 cavalli e andiamo avanti con numeri nuovi della permanenza.

3 8 3 7 32 15 15 2 14 8 7 15 1 14 27 31 19 9
…………………….….....……….. 27 31 19 9 / 25 20 32 33 13 2 26 7 3 3 1 14 14 21 14 1 21 21

Anche in questo secondo ciclo logico la Legge del terzo ha mantenuto le proporzioni, confinando però i doppioni verso la fine del suo ciclo. Con la risalita però ci sono 12 allargamenti e nessun doppione. Se invece avessimo quantizzato la permanenza partendo dal cavallo 25 avremmo avuto un allargamento di 8 cavalli, il ché rientra di più nella norma rispetto ai 12 dovuti alla sovrapposizione dei due cicli.

L’esempio, artatamente costruito per la dimostrazione, ci insegna che iniziare un gioco con i numeri di una precedente partita può essere controproducente e la cosa migliore sarebbe quantizzare la permanenza in gruppi di cicli logici. In pratica non si dovrebbe iniziare la partita successiva se non si è terminato il ciclo logico corrente. Cosa facile a dirsi più che a farsi.

Colgo l’occasione per postare una nuova mail di una persona rimasta contenta del mio ultimo libro. Ogni tanto qualche gratificazione la ricevo.

Salve signor Nino o Lorenzo, sono ………..di Verona..Non so se si ricorda, sono passato tempo fa a casa sua per il libro "l'evoluzione finale",dove eraspiegato il suo sistema sulle terzine...Dopo tanta sperimentazione sono riuscito finalmente a ottenere delle belle soddisfazioni dando soprattutto una costanza alle vincite...Vorrei ringraziarla per il suo sistema e il suo lavoro costante nella ricerca di nuove strade....Ho visto che sta lavorando ad un nuovo progetto e che sta dando degl'ottimi risultati...Non so se lo renderà pubblico o lo venderà, comunque mi faccia sapere, sono molto interessato e curioso di provarlo, magari perchè no, in una giornata a Venezia insieme...Ancora grazie e buon lavoro.....

Va al Sito.

Nino.zantiflore@tiscali.it

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24/01/11

AIUTA TE STESSO


Miei cari amici, perché non ci rendiamo utili per il nostro Paese?

Nel precedente post ho detto che sono andato a mangiare in un ristorante a Venezia, il cui proprietario è un Egiziano.

Aggiungo che, ritornando in Piazzale Roma a piedi, ho sentito i proprietari delle bancarelle che adornano le varie calli e campielli, parlare molte lingue, all’infuori dell’italiano o del veneziano.

In autostrada ho rimuginato un po’ su questo fatto e mi è venuta un’idea.

Perché non aiutiamo il nostro paese divulgando una semplice frase sulle nostre mail, o post nei blog, o come firma in calce in ogni nostro post nei forum? Insomma in ogni comunicazione che facciamo in Internet.

Ciò che propongo lo vedete in calce a questo post.

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Nino.zantiflore@tiscali.it

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PROVA TERRESTRE SULL'ACQUA

Ieri, portato da un amico perché altrimenti la pigrizia non me l’avrebbe fatto fare, sono andato a Ca’ Vendramin a provare il nuovo gioco sul terrestre (anche se siamo in laguna).

Volevo vederne l’eseguibilità, perché il puntamento di cavalli implica il rischio di contestazioni (oggi molto diminuite con l’uso delle telecamere) e comporta una difficoltà di puntamento senza ricorrere al croupier, per i cavalli che si trovano nelle vicinanze dello zero. Più che altro la mia era una preoccupazione di eseguibilità del gioco.

Invece è andato tutto liscio. La maggioranza di croupier donne, ha aumentato la professionalità e l’affabilità del personale, che non si mette più a parlare dei fatti suoi e che non sbuffa se gli dai le fiches da puntare dove non ci arrivi.

La prova è andata bene. Ho usato la versione economica e quindi l’incasso è stato di 33 pezzi. Con la versione normale gli incassi sarebbero stati: +15 +13 +1 (-9) +8 +15. Il (-9) non deve essere conteggiato perché è stato recuperato, come stop loss, con la successiva partita. Totale dell’ipotetico incasso 52 pezzi in due ore di lavoro. Ho cambiato 100 pezzi e ne ho usati 26 in occasione della partita dei -9. Massima puntata per cavallo (una sola volta) 2 pezzi, ma ciò e dipeso dal fatto che ho usato la versione economica. Con quella normale sarei arrivato a puntare 4 pezzi per cavallo.

Per ora il gioco regge molto bene, sia su permanenze scritte, sia su live in Internet, e ora, sia sul terrestre.

P.S.: Finito il gioco, essendo a Venezia, siamo andati a mangiare il pesce vicino alla Fenice e gran parte dell’incassato se lo sono rimangiato i Veneziani. Il padrone del locale però era un Egiziano. Ma a noi Italiani, è rimasta ancora qualche attività?

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Nino.zantiflore@tiscali.it

19/01/11

STOP LOSS PRODUTTIVO


Nel post del 22 aprile 2010 parlavo di STOP LOSS e STOP WINN e cioè un comportamento che, se inteso come l’ho inteso io quando ne ho sentito parlare, comporta l’abbandono del gioco nei casi in cui si raggiunge una certa esposizione o un certo utile prestabiliti. Vediamo l’evento negativo parlando di STOP LOSS.

Già allora avevo detto che l’abbandono del gioco oggi e la ripresa dello stesso gioco domani, non cambia nulla se non un cambio di passo nella permanenza. Come la “permanenza personale” ci insegna, le giornate si legano le une alle altre e formano un tutt’uno nei risultati tendenziali. Con questa interruzione il risultato finale sarà stato lo stesso, ma la strada per arrivarci sarà stata diversa. Abbiamo fatto un cambio di passo, ma se il gioco che facciamo non trae la sua forza da uno sviluppo figurativo e tendenziale, quell’interruzione non sarà servita a niente. Sarà come se il giocatore avesse continuato la partita nello stesso giorno. La catastrofe, anche se non è detto che con l’interruzione non venga evitata, può succedere in entrambi i casi: con o senza interruzione.

Ma allora, lo STOP LOSS, è utile o no?

Certo che è utile, ma io lo utilizzo così.

Tutti quelli che hanno testato i miei sistemi, pubblicati gratuitamente nel sito, avranno notato che, dopo innumerevoli partite facilmente vincenti nelle loro fasi iniziali, s’interpone una partita difficile, per la quale occorre impegnare un certo capitale che, anche se non raggiunge gli 850 pezzi dei Gambling, qualche volta, può superare i 200.

(E’ evidente che questi Gambling mi sono proprio rimasti sullo stomaco. Infatti, penso sia tutta una bufala di qualche buontempone perché una cassa di 2000 pezzi può passare, ma un’esposizione teorica di 1600 e una reale di 850, con la continuazione dello stesso gioco, mi sembrano inverosimili. Il fatto che poi questi due abbandonino famiglie e lavoro per mettersi a viaggiare fra i generosi Casinò Inglesi e altri europei, mi sembra più che altro una visione romanzata di qualche burlone. Tra l’altro, se sono esistiti, sarebbe anche interessante sapere che fine hanno fatto.)

Ritornando al nostro argomento, mi è stato fatto notare che, se mettiamo in atto uno STOP LOSS su quella partita difficile, potremo recuperare quell’esposizione con altre partite che, come ho detto, si presentano in maggioranza facili.

Questo è un giusto accorgimento. Interrompiamo una partita che altrimenti ci porterebbe chissà dove e recuperiamo quanto impegnato fino a quel punto con le partite successive. Devo però precisare una cosa.

Quale sarà il corretto comportamento per tramutare la negatività in evento positivo?

Se interrompiamo la partita per continuare il gioco il giorno successivo, abbiamo visto, non concludiamo un gran che perché possiamo trovare un’altra permanenza uguale. Ecco quindi come dovrebbe essere la condotta da seguire secondo me.

Sono incappato in una partita difficile e sono esposto di 80 pezzi. Metto in atto lo STOP LOSS e smetto di giocare. Continuo però la partita in modo teorico sulla carta e arrivo fino alla chiusura, del cui incasso non usufruisco perché non ho giocato. A questo punto si presume che la permanenza si sia sbloccata dal suo andazzo e perciò riprendo a giocare con la nuova partita. Divido gli 80 pezzi di scoperto in 8 quote da 10 pezzi l’una e con le prossime partite parto da quell’altezza nella montante. Ogni successiva partita che, secondo la norma si presume facile, recupererà i 10 pezzi e otterrà in più il suo utile autonomo di partita.

E’ inutile smettere di giocare. Basta concludere teoricamente la partita difficile e spalmare poi l’esposizione in più partite successive che saranno, secondo la consuetudine, facilmente vincenti. Non solo; ogni partita di recupero darà il proprio utile trasformando il tempo che sarebbe stato tempo perso, in tempo proficuo.

Si potrebbe dire, però, che se non conteggio i nuovi utili come recuperi, allungo il tempo necessario a recuperare il totale esposto e quindi aumento la possibilità di incontrare una nuova partita difficile. Non importa, la nuova esposizione sarà a sua volta ripartita in più quote da recuperare e, se l’andamento partite facili/partite difficili rimane quello statistico, alla fine, si otterrà il totale recupero più tutti gli utili ottenuti durante questa strada.

Si potrebbe anche dire che conteggiando gli utili come recuperi, arrivo prima al recupero totale e quindi smetto prima l’addebito dei 10 pezzi alle partite di recupero che invece partirebbero con l’handicap. E’ vero, ma se il sistema ha le caratteristiche su accennate (molte partite facili intercalate da poche partite difficili) il recupero è assicurato e alla fine nelle tasche ci troveremo comunque più fiches di quante ne avevamo a inizio recupero.

Questo è un caso di STOP LOSS produttivo, utile.

Poiché mi è stato chiesto se sono un “desaparecido”, comunico che mi sono isolato per lungo tempo per due motivi:
1°) Ho voluto arrivare a un miglioramento sul sistema del “terzo doppione unito” in due fasi da 1,5 cicli sovrapposti sulle terzine. Più che un miglioramento si tratta di modifiche sull’attacco e sulla Chance utilizzata, che passa ai cavalli. Questi sono i risultati ottenuti su tutta la permanenza.
Utili e perdite per partita: 6 8 12 15 14 6 13 5 6 4 7 3 10 11 3 10 16 9 13 7 8 8 0 9 9 5 13 15 1 7 2 15 1 16 9 6 5 4 13 5 -1 8. L’unica perdita è un -1 perché non ho mai voluto forzare la montante.
Totale numeri della permanenza: 819.
Massimo impegno medio: <50. Massimo impegno in una sola partita: 140.
N° partite: 42.
Totale incassato: 345 pezzi.

2°) Finito il precedente sistema, mi sono finalmente dedicato al vero utilizzo della Legge del terzo, mettendo in atto l’unico modo per usufruirne senza soggiacere alla staticità delle rilevazioni. Questi sono i risultati ottenuti su tutta la permanenza.
Utili e perdite per partita: 12 8 2 10 9 10 9 10 14 3 3 11 3 10 15 16 10 0 14 8 12 8 12 6 3 10 10 16 6 6 8 14 12 3 8 9 7 12 8 2 7 14 5 3 2 4 15 17 4 2 1 13 16 11 14 8 4 11 17 7 9 17. Non ci sono partite perdenti.
Totale numeri: 819.
Massimo impegno assoluto: 91 pezzi.
N° partite: 61.
Totale incassato: 541 pezzi.

Quest’ultimo è il miglior sistema che abbia mai trovato. Non importa se la permanenza ha un andamento in allargamento o calore; non importa se la vincita ritarda. La “bidimensionalità” del gioco e le 4-5 vincite disponibili, alla fine, mi hanno sempre portato in utile. Le riduzioni di altezza poi, mi hanno sempre permesso di tenere bassa l’esposizione a livelli accettabilissimi. Ma questa non è l’unica possibilità di condotta perché, rinunciando a maggiori guadagni, si può rendere questo gioco molto più sicuro, guadagnando pur sempre il minimo di 20-30 pezzi a seduta.

Per il momento soprassiedo alla loro pubblicazione o a qualsiasi forma di vendita cui, come molti sanno, non mi piace ricorrere. Finisco di scrivere questo secondo sistema e poi vedrò certi sviluppi che sono in ballo.

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13/01/11

COMMENTI

Hei ragazzi,

da oggi potete dirmene di TUTTI I COLORI mettendo le vostre opinioni nei commenti alla base di ogni singolo post.

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Cercate di non essere troppo severi.

Ciao a tutti.

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nino.zantiflore@tiscali.it

12/01/11

IL DESTINO DI UN GIOCATORE CASUALE


Se entriamo nelle sale da gioco di un Casinò e andiamo dove si gioca alla roulette che cosa vediamo? Una moltitudine di persone, sedute ai tavoli o in piedi, che stanno giocando alla roulette in modo casuale. Il loro criterio nella scelta dei numeri da giocare dipende sì da persona a persona, ma la caratteristica che li accomuna tutti è pur sempre la casualità.

Qualcuno occupa alcuni settori del cilindro o del tableau; altri fanno puntate speciali come i vicini, la serie o gli orfanelli; altri ancora puntano a caso su molti numeri rinforzandone alcuni con carrè o cavalli. Tutti sperano in una serie di colpi consecutivamente vincenti perché, è chiaro, che un solo colpo isolato non può dare loro la possibilità di concludere il gioco con una vincita che sia soddisfacente.

Non consideriamo quei giocatori che non si accontentano mai e che finiscono di giocare quando finiscono i loro soldi. Costoro fanno parte di una categoria a sé stante il cui divertimento è autolesionista. Per loro la vincita acquisita non è mai abbastanza.

Poi, generalmente seduti ai tavoli, ma anche in piedi, ci sono due, al massimo tre giocatori sistemisti che, con i loro carnets di gioco, svolgono i loro sistemi in modo paziente e ragionato. Non parleremo qui di questi ultimi giocatori ma dei primi: quelli che io definisco “casuali” e che sperano nella fortuna al tavolo verde.

“Se uno va al Casinò una volta nella vita può essere fortunato. Se ci va con una certa regolarità, per lui la fortuna non esiste.”

La maggior parte dei giocatori abituali “casuali” (quelli che per il gioco non utilizzano sistemi), pur sapendo che il banco vince sempre, propende a pensare che la volta che ci sta provando può essere la “volta buona” per vincere; che potrebbe essere una giornata fortunata.

Che senso ha pensare in questo modo se essi stessi sanno che a fine mese, o a fine anno, saranno complessivamente perdenti? Sanno che il Casinò alla fine vince sempre; purtuttavia pensano che, “per questa volta”, potrebbe perdere lui!!! In pratica sanno già in partenza che, pur vincendo “questa volta”, sono destinati ad essere perdenti alla fine di un periodo che può essere tanto una settimana quanto un anno, ma a loro basta avere il brivido di una giornata vincente che già in partenza sanno essere temporanea.

Si sono posti la domanda “perché il Casinò vince sempre?”. Io credo di no!

Forse pensano che non si può essere sempre fortunati e che quando si è sfortunati, ciò che si perde è sempre di più di ciò che si vince in quelle rare occasioni in cui accade.

Tutto qui? Certo che no!

Il gioco della roulette è regolato in modo da essere proporzionato al risultato che si ottiene con le varie puntate. Più numeri si puntano meno si guadagna. Se scommetto su determinati numeri il Casinò scommette su quelli non coperti. Escludendo l'azione del 37° numero, che non influisce molto sul singolo giocatore, ma sulla totalità dei giocatori a favore della Casa, (e sull'azione dello zero che influisce per il 50% sulle Chances Semplici e per il totale sulle altre combinazioni multiple, che non siano pieni) la difficoltà è che non si può sempre indovinare con una certa frequenza ciò che dalla roulette sta uscendo.

La proporzionalità del pagamento dei numeri vincenti rispetto a quelli perdenti (rimasti vuoti e perciò puntati dalla Casa) fa si che questa maggioranza di colpi a vuoto porti via al giocatore più di quanto incassi con i colpi vincenti.

Fin qui si tratta di un meccanismo puramente accidentale. Ciò che succede dipende da quanti numeri puntiamo e quanti ne lasciamo fuori.

Forse coprendo più numeri si riescono a limitare i periodi di gioco a vuoto (vedi 5 sestine contro una, ovvero un Passe o Manque e una dozzina; oppure tutti i numeri tranne l'ultimo uscito, dopo una sua ripetizione, con l'esclusione dello zero o di un altro numero a scelta; oppure due dozzine o colonne contro una). Se la cosa funzionasse si arriverebbe alla parità con il Banco perché i pochi numeri non coperti causano un forte esborso contro un piccolo incasso e perché tutte le combinazioni hanno un uguale e proporzionato diritto di sortita. Copro molto incasso poco; copro poco incasso molto, ma sempre in modo proporzionato alla quantità dei numeri disponibili (zero o 37° numero esclusi).

Bene! Ma se il risultato è la parità con il Banco si potrebbe pensare che quando sono in passivo continuo il gioco e quando sono in attivo smetto, portandomi via il beneficio che, continuando, sarebbe destinato ad essere riassorbito dal Banco. Anche se tutti i giorni si legano al precedente, e quindi il passivo è destinato a diventare attivo e viceversa, a questo punto bisogna mettere in campo lo “scarto”.

La roulette non si comporta sempre in modo regolare (vedi Legge del terzo) ma compie degli sfasamenti sia in allargamento che in calore. Può succedere che una Chance (semplice o multipla) o una serie di Pieni possano ritardare oltre ogni aspettativa. Può succedere che la sestina “lasciata fuori” si ripeta consecutivamente per 5, 6, 7 volte procurandoci un esborso che solo un pazzo aumenterebbe con una qualsiasi montante. Nel caso di un gioco a massa pari ogni colpo perso necessita di 5 colpi vincenti e quindi si può facilmente comprendere come un simile evento (fra zeri e successive uscite della sestina eliminata) non possa essere superato dal gioco successivo. La stessa cosa si può dire per gli altri giochi a grande copertura.

Oltre a questo fenomeno, chiamato “scarto”, vi è sempre il fatto che alla roulette ogni combinazione ha il diritto di uscire un uguale numero di volte in un illimitato quantitativo di tentativi. Questo è il principio di “Bernoulli” che dice:

Con l'aumentare del numero di prove effettuate nelle stesse condizioni, la frequenza relativa tende alla probabilità e la media sperimentale tende alla media teorica”.

Cosa c'entra questo principio con il giocatore abituale del Casinò? C'entra perché, secondo me, questo principio ben gli si addice. Il giocatore abituale non ottiene altro se non gli stessi risultati che produce una qualsiasi serie illimitata di numeri casuali. Vediamo il perché.

Più il giocatore va al Casinò più aumenta i suoi tentativi di vincere (prove effettuate) da uno strumento sempre uguale (nelle stesse condizioni). Gli avvenimenti che gli capitano (frequenza relativa) con il loro aumentare, tenderanno sempre di più a consolidare l'indeterminatezza dei risultati (tendenza alla probabilità). Con l'aumentare dei suoi tentativi (media sperimentale) gli effetti ottenuti tenderanno a consolidare l'impossibilità di indovinare, con una certa frequenza, ciò che dalla roulette scaturisce (media teorica).

In pratica nel principio di Bernoulli è decretata la fine di ogni giocatore abituale che pratichi un gioco casuale alla roulette.

L'unico vero fatto, ingannevole per questo tipo di giocatore, è che a volte si esce vincenti dal Casinò e ciò crea l'illusione che tale possibilità possa essere ripetitiva. In realtà queste occasioni vincenti sono soltanto degli intermezzi di una costante discesa del loro bilancio economico. Una discesa non dovuta alla sfortuna, ma ad una inevitabile distribuzione di probabilità insite in una produzione illimitata di numeri casuali.

Vi è una alternativa a questo modo di subire le leggi naturali del caso? Io credo di si.

Credo che l'unico rimedio sia l'abbandono del gioco casuale per un gioco ragionato. Un gioco che basi le sue fondamenta sull'osservazione di ciò che produce un ristretto quantitativo di numeri inserito all'interno di schemi appositamente costruiti. La ricerca di immancabili disegni che tali numeri producono, per effetto della Legge del terzo, può essere una base per ottenere una limitazione agli effetti delle leggi naturali del caso. Quelle leggi che altrimenti ci pongono in uno stato di fatale sottomissione a un destino che non si può evitare.

Voi, attraversereste un campo minato sapendo che prima o poi saltereste in aria? E allora, perché frequentate il Casinò sapendo che la fine è la medesima?

Cominciate a ragionare su come poter battere la macchina. Informatevi su quanto già scritto e pensato da altri prima di voi per evitare strade già percorse. Chissà!!! Forse, oltre ad ottenere la limitazione delle perdite costanti, potreste appassionarvi ad una scienza che, vi assicuro, è appassionante non solo per i successi, ma anche per le sconfitte, che vi rinnovano l'impegno e la caparbietà per ottenere la nostra comune meta:

LA VINCITA COSTANTE

La letteratura attualmente esistente sull'argomento è varia e pressoché illimitata. Certo è difficile districarsi fra le varie pubblicazioni letterarie o messe in rete, ma purtuttavia da qualche parte bisogna pur cominciare. Siate pur certi che nessuno si fermerà alle prime “scoperte” e l'evoluzione degli studi che farete nel corso degli anni (anche per vostra inventiva) vi darà innumerevoli soddisfazioni, a volte temporanee, a volte durature.

Personalmente posso consigliarvi due mie opere sull'argomento:

Potrete trovare la recensione di entrambi i libri sul Blog Nino Zantiflore e sul Sito che porta lo stesso nome.

31/12/10

ROULETTE TRIDIMENSIONALE


Secondo la teoria delle Stringhe, il nostro universo dovrebbe essere costituito da 11 dimensioni. Le prime 3, lo sappiamo, sono lunghezza, altezza, larghezza. La quarta è il tempo. Le altre 7 dovrebbero essere avvolgimenti della materia su se stessa e cioè delle piegature della materia nel tempo.

E’ una teoria e, anche se deve essere dimostrata nella sua complessità, una parte di essa è certa: le prime 3 dimensioni sono acquisite e perfettamente percepibili da noi tutti. Nessuno può mettere in dubbio le entità lunghezza, altezza, larghezza. Per quanto riguarda il tempo, lasciamo stare perché, trattandosi di una quantità di moto, non capisco come possa avere esistenza autonoma e, in definitiva, intrinseca. Se qualcosa esiste, deve essere materiale e cioè mediata da una particella, altrimenti non può esistere (esserci in natura).

Anche la roulette è a tre dimensioni ma, oltre ad esserlo nella realtà strutturale, lo è anche nella realtà degli effetti che essa produce.

E’ un concetto che i matematici conoscono benissimo e che io, non matematico, cercherò di spiegare a modo mio alle molte persone che, a quanto leggo in giro, non ne sono a conoscenza e che pensano il gioco sia una questione di fortuna o sfortuna; o che pensano che le loro aspettative si debbano realizzare senza che vi sia la necessità di una particolare ragione.

Più che la roulette, a essere tridimensionale è il risultato dell’insieme dei numeri casuali che essa produce e vediamo il perché.

1°) EFFETTO UNIDIMENSIONALE:
A) Se prendiamo un foglio di carta e ci imprimiamo un punto con la penna, abbiamo creato una cosa “unidimensionale”. Ciò che sta dentro quel punto non può andare da nessuna parte. Deve stare fermo in quel punto perché non ci sono altre vie possibili.
B) Se entriamo in un Casinò, giochiamo un colpo alla roulette e poi ce ne andiamo senza mai più tornarci, abbiamo ottenuto un effetto "unidimensionale". Che il risultato sia stato vincente o perdente non importa; non abbiamo la possibilità di percorrere altre strade.

2°) EFFETTO BIDIMENSIONALE:
A) Se prendiamo un foglio di carta e ci muoviamo con la penna lungo la sua superficie, abbiamo creato una cosa “bidimensionale”. Abbiamo ottenuto lunghezza e larghezza. Possiamo disegnare ciò che vogliamo: quadrati, triangoli, linee ecc., ma sempre dentro quella superficie piatta.
B) Se entriamo in un Casinò e facciamo una sola partita alla roulette e, vinto o perso, non ci torniamo più, abbiamo ottenuto un effetto “bidimensionale” e quindi avremo avuto la possibilità di costruire un gioco dove ogni numero determina un suo esito per una sola volta. Il risultato del nostro operare è dato solo da quella serie di numeri che è uscita durante quel gioco. L’obiettivo è stato o no raggiunto da quell’unica serie di numeri casuali e di risultati che sono serviti alla costruzione e determinazione del nostro comportamento.

3°) EFFETTO TRIDIMENSIONALE:
A) Se ci accorgiamo che quel foglio di carta in realtà è un lato di una scatola e che possiamo muoverci al suo interno in tutte le direzioni, abbiamo creato uno spazio “tridimensionale”. Possiamo dare una profondità ai nostri disegni e costruire quindi cubi, parallelepipedi, piramidi, ecc. Abbiamo ottenuto lunghezza, larghezza e altezza.
B) Se al Casinò ci andiamo spesso e ogni volta facciamo una partita diversa, entriamo nel campo “tridimensionale” degli effetti di una “permanenza casuale personale” e i risultati di ogni nostra azione dipenderanno anche dalla posizione di tutte le altre azioni fatte in precedenza. Ogni volta che inizieremo un gioco, faremo una prima puntata, seguita da una seconda e poi da una terza e così via. Alla fine della giornata del “faticoso lavoro”, per ogni partita, avremo compiuto molti primi colpi, molti secondi colpi, molti terzi colpi ecc. e la somma di ognuno di essi avrà avuto un suo particolare esito, per la sua posizione nell’ordine delle puntate. Così è lo stesso per tutte le altre giornate di lavoro. Tutti i primi colpi si sommano tra loro come i secondi colpi, come i terzi e quindi ognuno di essi ha una sua storia che può essere interpretata indipendentemente dalla storia degli altri colpi.

Siamo entrati nella “terza dimensione della roulette” e cioè un reticolo dove tutto è collegato e ciò influisce, non solo nella singola giornata di gioco, ma anche nella somma dei primi colpi di ogni giornata, dei secondi, dei terzi ecc.

A cosa porta la consapevolezza di ciò? A niente. E’ soltanto una masturbazione mentale che però ci fa capire qualcosa di più dell’intricato mondo delle casualità.

Se abbiamo un gioco che in uno, o due, o tre cicli chiusi ci dà una vincita costante, a che serve questa consapevolezza? I risultati parziali di ogni colpo avrebbero un senso se giocassimo a masse pari dove non vi è distinzione tra un primo e un decimo colpo. L’utilizzo di una montante non può soggiacere alla “terza dimensione”; sempre che il gioco garantisca la “vincita costante” e la giornata chiuda con un incasso. In questo caso i risultati di tutti i primi, secondi, terzi, quarti ecc. colpi, anche se esistenti nell’evanescente mondo del casuale, e da noi non percepiti, non ci potrebbero causare alcun nocumento.

Un nocumento, invece, me lo sta creando il nuovo gioco sui cavalli. Dopo decine di risultati ottimi, arriva sempre la partita maledetta la cui permanenza s’incastra negativamente con lo schema. Nulla di catastrofico se non per il fatto che si impongono puntate che arrivano a 10-12 pezzi e questo non rientra nei miei traguardi. Sto tentando l’ennesima variante e, prima o poi, riuscirò a pubblicare questo gioco che dà anche molte soddisfazioni.

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Nino.zantiflore@tiscali.it

18/12/10

PERIODO DI STUDIO

Sono impantanato nello studio del sistema che dovrebbe migliorare l'ultimo sulle terzine. Quello del terzo sovrapposto in due cicli da 1,5.
Se non ne vado in fondo non procedo con gli altri che sono in attesa di essere scritti.
Oggi, finalmente, mi si è accesa una lampadina che mi permetterà di evitare quella partita che mi faceva arrivare ai 200 pezzi e più di esposizione. Sono dovuto ricorrere a una metodologia pubblicata nel libro L'EVOLUZIONE FINALE e quindi adotterò il "COMPLESSIVO" al nuovo gioco.
Questo tipo di attacco è stato un approccio che già in partenza non mi piaceva, ma che dovevo comunque portare a termine perchè non mi piace lasciare una strada aperta, senza un risultato definitivo.
Ora ricomincio la stesura di questa nuova variante, sperando di non trovare anche qui la solita voragine che si presenta invariabilmente in qualsiasi gioco "statico".
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16/12/10

EQUALIZZATORE


Leggendo qua e là nei vari Forum, trovo molto spesso proposte di sistemi a “copertura” del tableau. Giocare a “copertura” vuol dire coprire un’area che può comprendere una combinazione di due o più Chances Multiple o Semplici, e giocarla in continuazione intervenendo con una progressione appositamente scelta per contrastare i periodi in cui tale area non esce. L’area può cambiare, ma la quantità della copertura rimane la stessa.

Un altro tipo di attacco consiste nel giocare determinati numeri che cambiano secondo l’ultimo uscito, arrivando a coprirne 27 o, per chi non ha voglia di puntarne così tanti, solo 12. Qui non mi fermo a commentare perché il gioco si commenta da solo.

Di solito l’area coperta va dalla metà ai due terzi del tappeto e, in queste condizioni, di solito, le vincite non tardano a scadere. Se poi arrivano le serie di perdite, gli scoperti sono per forza spalmati in più partite, contando sul fatto che, data la “copertura”, tra un incasso e l’altro, non debbano esserci molti colpi persi. Del resto si capisce benissimo che il recupero non può avvenire con una riduzione logica perché non basterebbero i soldi della Banca D’Italia.

In pratica, l’azione del giocatore, più che sulla scelta dell’attacco, si concentra sulla manovra finanziaria e cerca di trarre un vantaggio dall’aumento della montante che dovrebbe sopportare l’inevitabile raggiungimento dell’equilibrio statistico di tutti i settori del tappeto.

Altri studiano più costruttivamente la quantità media in cui una Chance Multipla si presenta in un ciclo di 12, 24 o 36 colpi. Il fatto è che ogni quantità raggiunge un risultato medio che possiamo definire “stabile” in un numero di cicli che siano formati da 36 colpi di roulette.
Al primo ciclo (12 colpi) la Legge del terzo è fortemente instabile; al secondo (24 colpi) è probabilmente stabile; al terzo (36 colpi) è tendenzialmente stabile.
Questo ci porta a visualizzare le varie quantità delle Chances Multiple come se fossero gli elementi di un equalizzatore. Avete presente le colonnine delle varie bande sonore di un equalizzatore? Si alzano e si abbassano per arrivare poi alla combinazione perfetta che ottiene il suono perfetto. La stessa cosa avviene per le quantità delle Chances (terzine, cavalli, pieni) lungo il percorso per raggiungere la maturazione dei 36 colpi, che stabiliscono il limite minimo per una corretta realizzazione della Legge del terzo, sia che si parli di sestine, terzine, cavalli o pieni. La configurazione finale tende al risultato statistico ma la strada per arrivarci può contenere anomalie che non osservano un regolare andamento con l’avanzamento della permanenza.

Bernoulli ci dice che aumentando la quantità delle boules, tutte le Chances tendono all’equilibrio, mentre la Legge del terzo di dice che nel singolo ciclo tutte le Chances tendono ad apparire per i due terzi. Entrambe sono tendenze che nei brevi periodi possono non rispettare quanto previsto. Nel lungo periodo, invece, tendono ad avvicinarsi alla media teorica.

Se prendiamo un numero di boules che tende all’infinito, tutte le combinazioni di Chances risulteranno presenti in egual numero. Se prendiamo un numero di cicli che tende all’infinito, tutte le Chances in essi contenute rispecchieranno percentualmente i due terzi sia che si tratti di pieni sia che si tratti di Chances Multiple.

A questo punto, vista la discrepanza fra il pensiero di alcuni ricercatori e la realtà oggettiva, vorrei esporre la mia opinione sui punti essenziali necessari per costruire un qualsiasi sistema che utilizzi la Legge del terzo.

1°) Esame della configurazione standard in un ciclo di 36 colpi, sia si tratti di pieni, o qualsiasi altra Chances multipla. In questo caso i cicli naturali delle multiple subiranno una “moltiplicazione di eventi” che aumenta il loro numero fino a 36 colpi di roulette.
2°) Individuazione di un disegno che in un ciclo completo di pieni (36 colpi) si formi sempre, anche se giochiamo sestine, terzine o cavalli. In pratica l’attacco deve essere “giustificato” da un comportamento tendenziale, che se poi non si realizza sarà dipeso da uno scarto anomalo ed eccezionale.
3°) Valutazione se la strada da percorrere per arrivare alla maturazione del disegno individuato sia percorribile con i mezzi disponibili.
4°) Utilizzo di una montante che nei periodi intermedi sia in grado di sopportare gli scostamenti, dalla tendenza statistica, della Legge del terzo (variazioni delle bande dell’equalizzatore).

Per finire voglio pubblicare la testimonianza di una persona che come me ha capito quali sono i migliori approcci per un attacco costruttivo alla roulette.

Egr. sig. Zantiflore,
da molto tempo seguo il suo lavoro, riguardo alle metodologie applicate alla roulette, con grande stima e ammirazione (ho acquistato la sua ultima opera della quale ho molto apprezzato la zona calda sulle sestine, a patto si disponga di un buon capitale e di molta pazienza).

I doppi nei settori sulle terzine, sistema micidiale anche se molto difficile da applicare realisticamente, senza commettere errori; meglio quindi giocarlo seguendo la permanenza personale.

Dal suo sito ho trovato sperimentando con grande successo 2 metodologie veramente straordinarie delle quali posso confermare hanno raggiunto il guadagno costante e sono: la 3 diversa con cambio di passo sulle terzine: un vero portento; scoperti molto contenuti, mai violenti e chiusure delle partite certe.

Mutualità del terzo al 50% obbligato sulle chance semplici; sistema formidabile praticamente infallibile con il quale sto vincendo da 15 giorni consecutivi dai 15 a 20 pezzi a seduta, senza rischiare le coronarie. Oltre il 95% delle partite si concludono entro i 4 colpi e le restanti, le quali raggiungono i ballottaggi della D'Alembert, rientrano in positivo in pochi colpi. Max puntata 16 un’unica volta. D'altronde la matematica non è un’opinione: la ruota per portarci a giocare in terza linea ha poche possibilità contro le migliaia a nostro favore. Rispetto al gioco composto questo sistema ha delle potenzialità nettamente superiori.

Con il composto difatti ho vinto a lungo, ma con i ballottaggi stentavo molte volte a rientrare e 2 volte ho superato i 100 pezzi effettivi di scoperto a causa del tallone d’Achille di questa metodologia: la figura RRN o NNR ripetuta per 4 o 5 volte. In tal evenienza il sistema non ha difesa; poi comunque si rientra ma solo dopo interminabili colpi alla D'Alembert e aver raggiunto passivi importanti.
Ora le chiedo, ritornando al 50% obbligato, di esprimere un suo parere sul mio modo di procedere al trattamento dello "0". Siccome ho poche possibilità di giocare alla roulette francese, quasi sempre applico il sistema all'americana la quale con lo 0 si inghiotte la puntata per cui io mi comporto così: dopo la comparsa della casella verde io non punto (così si evita l'eventualità nefasta del doppio 0) e aspetto il tiro successivo. Nel caso di una ripetizione di puntata perdente, sia fosse vincente o perdente, continuo il gioco fino a una vincita sui doppioni, o un’altra ripetizione di puntata perdente, a patto mi riporti in attivo. Nel caso di un doppione sulle figure, se risultasse perso, continuo normalmente al livello superiore della montante. Nel caso risultasse vincente registro il passivo, risalgo di 5 colpi ed inizio una nuova partita. Questo è quello che faccio io, spero che vada bene.

Volevo chiedere un’ultima cosa riguardo alla montante di recupero: non ha mai pensato o sperimentato di adottare la contro D'Alembert per contenere lo scoperto?
Chiedo scusa per il dilugamento e nel ringraziarla le porgo i miei più distinti saluti.

Per il momento sto finendo la stesura di un sistema sui cavalli che completa un discorso iniziato con le terzine. Non è sempre vincente; come sempre, fra tante partite vincenti ai primi colpi, se ne trova qualcuna che richiede un impegno che arriva fino ai 200 pezzi (comunque di molto inferiore ai 1600 dei Gamblingbrothers). Sto cercando di migliorarlo, ma sarà un’ardua impresa, proprio perché il ciclo che ci garantisce il risultato è lungo 36 colpi.

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Nino.zantiflore@tiscali.it

11/12/10

PIEDI PER TERRA

Per tutta la vita mi sono arrovellato nella ricerca di un sistema che riuscisse a vincere utilizzando un capitale che non superasse i 100 pezzi. Se trovavo un gioco in cui l’esposizione superava tale limite, semplicemente lo abbandonavo; naturalmente dopo aver cercato di migliorarne i risultati. Se ciò non era possibile, passavo ad altro.

Oggi (in questi ultimi tempi) m’imbatto nei fratelli Gambling che, a quanto sembra, stanno (o stavano) vincendo a man bassa con una cassa di 2000 pezzi e possibili scoperti che sono arrivati fino a 1600 nelle prove e a 850 nel gioco reale.

A quanto ho capito, giocano con una copertura del tavolo che va dal 55 al 75% e quindi, trattandosi di terzine, dovrebbero coprirne da 7 a 9. Ciò significa che un colpo perso con 7 terzine deve essere recuperato con 1,40 circa colpi vincenti. E un colpo perso con 9 terzine deve essere recuperato con 3 colpi vincenti.

A tutto ciò applicano una montante in perdita e “mai una progressione”. Poiché non capisco la differenza tra progressione e montante in perdita, desumo che gli aumenti siano fatti per partita e, come hanno affermato, che abbiano un limite di puntata oltre la quale si spalma l’esposizione in più partite di recupero.

Considerando la maggioranza dei numeri coperti rispetto a quelli non coperti, possiamo capire che gli incassi non risentono, in genere, di eccessivi ritardi e, infatti, dicono che lo scarto massimo della combinazione è stato, nelle prove, di 11 colpi. In pratica, per il recupero delle esposizioni, fanno affidamento sulla quantità degli incassi rispetto alle perdite, in ragione della maggioranza dei numeri coperti rispetto a quelli non coperti.

La montante si ispira al principio della Garcia che, se non sbaglio, recupera l’esposizione negli ultimi 3 di un filotto di 7 colpi.

Il criterio con cui scelgono il gruppo di terzine da attaccare non lo sappiamo, ma presumo assomigli molto a uno studio fatto da Igor Mancuso, il quale ha calcolato la quantità media delle varie uscite delle terzine durante i 12-24-36 colpi di roulette.

A questo punto, esposta la premessa, io mi chiedo: Quante persone sono disposte a entrare in un Casinò con 2000 pezzi di capitale e a subire 850 (se non 1600) pezzi di esposizione, da recuperare magari in una settimana di gioco?

Quante persone, conclusa una giornata con 500 pezzi di perdita, ritornano il giorno dopo per continuare il gioco che ha prodotto quell’esposizione?

Quante persone, conclusa la seconda giornata con un’ulteriore perdita, ritornano il terzo giorno per continuare lo stesso gioco?

Sinceramente io non sarei capace e, forse sbagliando, cercherei un nuovo gioco che non mi mettesse nelle condizioni di dover poi recuperare l’esposizione in più giorni. Ma forse questo è il difetto di chi, avendo più giochi nella testa, non si ferma cocciutamente su un solo sistema, anche se quel sistema è risultato vincente sia nelle prove, sia nel gioco pratico. In sostanza è la quantità dell’impegno economico e l’attesa dei recuperi che distingue un giocatore dall’altro. C’è chi è disposto a rischiare molto (anche se con certezze giustificate) e c’è chi, emotivamente, non può sostenere lo stress che ne deriva. O non ha un tale capitale da mettere a repentaglio.

Per finire, il gioco dei fratelli Gambling non è per tutti, anche se tutti conoscessero esattamente il gioco. Mettiamo i piedi per terra e se vogliamo volare, facciamolo solo con la fantasia.

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nino.zantiflore@tiscali.it

27/11/10

A CHE SERVE LA STORIA?


La parte iniziale dell’introduzione al mio primo libro “LA FINE DELL’AZZARDO” iniziava così:

La vastissima letteratura già esistente in materia di “azzardo e vincita costante alla roulette” ha creato in me qualche perplessità sulla validità di ciò che ho appreso in dieci anni di ricerche (sia personali sia di equipe) sull’argomento.
Il mio dubbio, al momento di rendere partecipi altre persone dei risultati conseguiti mediante la pubblicazione del presente libro, era quello di chi, avendo qualcosa da dire, si preoccupa se ciò non sia già stato detto, o se ciò sia cosa di tale poco conto da non meritare di essere presa in considerazione.
Con una certa curiosità, quindi, ho speso parte del mio tempo libero a ricercare e leggere libri e riviste specializzate, nell’intento di verificare il punto di arrivo di altri ricercatori e studiosi in questo campo così vasto e difficile
.”

Seguivano poi i nomi d’illustri studiosi come Chateau, Boll, Pascal, Bernoulli, Marigny, Della Moglie, di cui avevo letto libri e articoli nelle varie riviste specializzate.

Il punto è che, prima di dire la mia, mi sono informato su quanto già fatto da altri; in primo luogo per non imboccare strade già percorse e già fallite ancor prima che io le pensassi e in secondo luogo per evitare di dire banalità e far perdere tempo a chi mi avrebbe letto.

Questo, secondo me, dovrebbe essere il giusto comportamento di un qualsiasi “ricercatore” sui metodi per battere la roulette. Vediamo cosa hanno trovato gli altri prima di noi e poi, eventualmente, esponiamo la nostra idea.

In realtà, invece, leggo a destra e a sinistra una saga di banalità che vanno da metodi di gioco forse applicati da Re Luigi XVI, a invenzioni di “geni della roulette” per i quali questa scienza non dovrebbe avere un background che dura da quasi 300 anni.

Il fatto è che questi “pensatori” riempiono migliaia di pagine in internet creando un mare magnum dove è difficile trovare qualcosa di serio. Espongono le loro idee su come affrontare la roulette, non preoccupandosi di conoscere le leggi naturali del caso, le leggi sulla distribuzione delle figure, il principio di Bernoulli, o la più banale Legge del terzo. Da ciò che scrivono, si deduce che non hanno letto neanche il più piccolo o lontano trattato sulla roulette, o sulle leggi naturali del caso.

A questi signori io dico: perché non perdete un po’ di tempo a leggere i precedenti? Evitereste a voi stessi di dire banalità e a noi di perdere tempo nell’evitarle. Per fortuna, però, fra i tanti, c’è qualcuno che parla con cognizione di causa (e non “condizione di causa”) e che capisce i miei sistemi farraginosi (e non “ferriginosi”).

Oggi ho pubblicato un gioco sulle terzine. Non rientra nelle mie logiche per un attacco ottimale, però l’ho scritto come soluzione a un sistema menzionato in un forum e facente riferimento a un gioco fatto da certi fratelli Gambling. E’ una mia soluzione su come affrontare un gioco che preveda partenze puntando immediatamente più terzine, secondo una configurazione precedente, come dichiarato dai suddetti fratelli. Da quanto riferito, in quel sistema, si inizia puntando d’acchito dalle 7 alle 9 terzine.

In pratica sono stato spinto a scrivere questo gioco per tentar di indovinare ciò che questi famosi fratelli Gambling potevano aver escogitato per il loro sistema. Non so se ci sono riuscito, ma, diversamente, penso di essermi avvicinato, perché l’osservazione di ciò che è avvenuto in un ciclo precedente non da molte soluzioni diverse: o si gioca sul successivo calore o sul successivo allargamento. Almeno, per ora, questo è il mio modo di vedere possibili sviluppi alla roulette. Io ho cercato una via di mezzo.
CAPITOLO: Terzine.
TITOLO: Il terzo sovrapposto su due cicli da 1'5.

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Nino.zantiflore@tiscali.it

19/11/10

50% OBBLIGATO


Solitamente, nei miei sistemi utilizzo lo sviluppo di una permanenza per formare delle configurazioni il cui completamento dovrebbe darci la vincita.

Se questo completamento non si realizza, perché la Legge del terzo non produce i suoi effetti, viene a mancare la condizione necessaria affinché il gioco funzioni e, quindi, restiamo sempre alla mercé di un’imprevedibilità dovuta agli esiti di una tendenza che, essendo tale, non è certa. Se la Legge del terzo funziona, vinciamo; se non funziona, perdiamo, o soffriamo finché non si ristabilisce la tendenza.

La realtà è che nella messa in pratica di un determinato sistema, il nostro gioco si svolge sempre allo stesso modo; sempre per lo stesso tipo di configurazione; sempre contro una sequenza di numeri che, prima o poi, finirà con l'apparire. E' quindi logico aspettarsi che, alla fine, una tale sequenza si presenterà perché non si può essere sempre fortunati e non si può sempre schivare l'evento contrario.

Di solito si tratta di un evento contrario continuo, dove la sequenza dei numeri si incastra perfettamente alla nostra figura giocata, numero dopo numero, per 8-9-10 colpi consecutivi; ma che può anche presentarsi con qualche vincita, intervallata da 3-4-5 perdite. E' chiaro che un simile andamento smonta qualsiasi capitale. In un modo o nell'altro, quindi, la roulette la fa da padrona, magari lasciandoci vincere per giorni consecutivi, ma poi reclamando i suoi diritti con la maturazione di quella figura che ci farà perdere, o soffrire per il recupero dell’esposizione. Questo è ciò contro cui dobbiamo combattere.

Con il sistema pubblicato il 31/10 non ho mai perso, ma ho dovuto subire negative che sono arrivate ai 20 pezzi sulla D’Alembert e ho dovuto impiegare molte partite per il recupero di quell’esposizione. Anche se alla fine sono comunque arrivato all’utile, la cosa non mi piaceva per niente. Ho quindi cominciato a pensare come interrompere quelle sequenze negative e sono arrivato a questa conclusione.

Quando nel nostro gioco inseriamo le figure allo scopo di stabilire il loro doppiaggio, iniziamo con l’inserimento della prima figura per ogni Chance. La seconda figura di ogni Chance è giocata se il primo termine corrisponde con il primo della figura da doppiare. Se è diverso, è inserita la nuova figura, ma su di essa non sarà stato fatto nessun tentativo di doppiaggio. Lo schema si evolve, ma la posizione occupata non ci da la possibilità di chiudere la partita con il doppione. Non ci fa giocare. Ciò succede soltanto in seconda riga, ma questi tre tentativi, che possono mancare, sono proprio quelli che, nella maggioranza delle partite, ci permetterebbero di chiudere il gioco ai primi colpi.

La variante (spero sia l’ultima) che oggi propongo, fa sì che ogni figura inserita nello schema ci dia la possibilità di ottenere il doppione e, quindi, che non ci siano maturazioni di schema senza l’alternativa di vincere o perdere. La somma degli esiti darà il responso.

Spero che questa sia l’ultima variante su questo sistema perché, a dir il vero, mi sono stancato delle Chances Semplici. Forse ci ritornerò più avanti con altri tipi di attacco. Da domani ritornerò sulle terzine.
CAPITOLO: Chances Semplici
TITOLO: Legge del terzo su 3 Chances in Mutualità. 50% obbligato.

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Nino.zantiflore@tiscali.it

12/11/10

QUESTIONI DI RANGE


Con il post del 31/10 ho pubblicato il sistema con il quale ho realizzato, finora, la vincita costante sulle Chances Semplici. Preciso “finora” perché non posso sapere cosa mi riserverà il futuro. In fin dei conti ogni colpo è al 50% con il banco (zero escluso) e nulla impedisce che questi 50% si ripetano per 7-8-9 colpi consecutivi.

Nulla lo impedisce, ma ci sono certi argomenti che giustificano il modo di attacco di questo sistema. La Legge del terzo ci da una tendenza che ha tre occasioni di manifestarsi. Il gioco e la maturazione delle figure passa da una Chance all’altra allo scopo di evitare figure contrarie predeterminate. La montante mista “Martingala-D’Alembert” ci da una capacità di resistenza agli eventi contrari. L’accorgimento della ripetizione di puntata perdente ci da un tentativo estraneo alla maturazione del disegno ricercato e ci può aiutare nei casi devianti. La moderazione sull’utile ci evita di incanalarci in situazioni già sfruttate prima e deficitarie dopo. Tutto il sistema è un insieme di accorgimenti che hanno il fine di evitare l’incontro di una negativa continua e perdurante per 8-9 colpi. Io non so se così la cosa sia totalmente evitabile, ma, per quanto sperimentato finora, lo è.

Il precedente sistema è stato pensato per un gioco da farsi all'interno di un Casinò, dove i tempi di esecuzione e il range di puntata sono adatti a elaborazioni e manovre finanziarie adeguate ai tempi di reazione e di sostenibilità economica cui il giocatore sistemista si può facilmente adattare.
In altre parole, in un tavolo da gioco reale abbiamo sia il tempo di ragionare sulle puntate da fare, sia una disponibilità di colpi entro i quali possiamo graduare la mise prima di raggiungere i massimi del tavolo.

Tutto questo va molto bene per un gioco al Casinò. In Italia, però, i Casinò si trovano soltanto molto a Nord del paese e, oltretutto, vi si gioca in deroga alla legge che vieta il gioco d'azzardo.

E allora, da Venezia in giù, gli Italiani non giocano?

Giocano eccome! Giocano nei Casinò “on line”, che si trovano disponibili in ogni casa dove c'è un computer e che forse (non lo so di preciso ma credo sia proprio così) convogliano molti nostri soldini nelle casse di gestori esteri.

Sembra proprio che noi italiani facciamo di tutto per comprare servizi e prodotti esteri e poi ci lamentiamo se nelle nostre industrie aumenta la disoccupazione. Certo compriamo il prodotto estero perché costa meno, ma così facendo diminuiamo la produzione italiana, aumentiamo la disoccupazione, diminuiamo il denaro circolante e, alla fine, danneggiamo noi stessi. Tutto ciò per comprare un prodotto estero che costa meno di uno italiano.

Vaneggiamenti a parte, il sistema pubblicato oggi è uguale al precedente ma, diversamente da quello, ci da la possibilità di giocarlo on line, eliminando i vantaggi che si prendono i gestori di quei siti sul range delle puntate sulle Chances Semplici.

Che ne dite se invece di raggiungere i massimi del tavolo in 4 colpi di montante, li raggiungeste in 15-16 colpi? Ci sarebbe o no modo di difendersi dall’appiattimento in cui i gestori tendono a confinarvi?

Con la variante di oggi ho cercato di ottenere proprio questo: l’eseguibilità di una manovra finanziaria entro un range che ci è stato imposto e che è di piccole dimensioni.
CAPITOLO: Chances Semplici.
TITOLO: Mutualità del terzo: 2a parte.

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nino.zantiflore@tiscali.it

06/11/10

COME SI GIOCANO LE FIGURE


Navigando qua e là nei Forum mi sono reso conto che alcune persone trovano difficoltà nel giocare un insieme di figure che, uscendo, formano il disegno ricercato in uno schema di gioco.

La difficoltà sta nel capire gli anticipi che si devono fare quando le figure in gioco sono più di una.

Se dobbiamo giocare una sola figura, la cosa è facile. Se per esempio dobbiamo giocare la figura RNR, si aspetterà che esca per primo un R. Poi si aspetterà che al colpo successivo esca un N. Ottenuti questi due colori di riferimento in successione, si giocherà finalmente un R completando la figura ricercata. Se al primo o al secondo colpo non esce il colore giusto (che serve di riferimento), non giocheremo il terzo colpo perché sarà uscita una figura diversa da quella ricercata.

Fin qui la cosa è semplice. I problemi si presentano quando in gioco ci saranno 2, 3, 4 e più figure. L’inserto di oggi cerca di dare una spiegazione di questi metodi di gioco.
CAPITOLO: Chances Semplici.
TITOLO: Come si giocano le figure di 2.

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Nino.zantiflore@tiscali.it

31/10/10

IL VERO UTILIZZO DELLA LEGGE DEL TERZO


Nel precedente post ho annunciato la pubblicazione di un sistema che realizza la “vincita costante”. Mantengo la promessa, pubblicando il sistema sulle figure di 2 delle Chances Semplici, con la vera applicazione della Legge del terzo.

Finalmente mi sono deciso ad affrontare questa tecnica di gioco sulle Semplici. Fino ad ora ho sempre accantonato questo tipo di attacco perché sapevo che il vero sfruttamento della Legge del terzo comporta perdite di tempo dovute alla costruzione delle situazioni ottimali per l’attacco. Certo un gioco continuo comporta una maggiore frequenza di puntate e, se va bene, una maggiore quantità di vincite. Se va bene, le soddisfazioni sono gratificanti.

Se va bene!

Il fatto è che non può andar sempre bene. Alla fine il gioco continuo incontrerà l’antipermanenza e, come osservato nel precedente post, non serviranno montanti o puntate a masse pari: le vincite precedenti e il capitale impiegato spariranno nelle fauci della roulette.

Non può andar sempre bene perché in un gioco continuo non ci sono separazioni nella successione della permanenza e quindi allargamenti e calori possono distribuirsi in modo anomalo, alternandosi ma anche unendosi tra una quantità ciclica e l’altra. In quest’ultimo caso la tendenza, che di solito la Legge del terzo produce in un ciclo chiuso di numeri casuali, sarà vanificata.

Se giochiamo su un allargamento, potremo incontrare due periodi di calore in successione; se giochiamo su un calore, potremo incontrare due periodi di allargamento in successione. Queste possibilità valgono anche per le figure sulle Semplici o per una serie di numeri o chances multiple. Questi sono gli inevitabili eventi che s’incontrano in una permanenza continua, senza quantizzazioni.

Come si attua una quantizzazione della permanenza? Semplicemente ricominciando il gioco con numeri nuovi dopo ogni conclusione di partita, come se ci si fosse appena seduti al tavolo. Ciò che è passato non conta più e si costruisce un nuovo gioco con numeri nuovi, fino al conseguimento dell’utile, o fino alla conclusione del ciclo naturale per la Chance che stiamo utilizzando. Se sono terzine, saranno 12, 24 o 36 colpi, secondo di quanti cicli si compone il gioco. Se sono cavalli, saranno 18 o 36 secondo il gioco. Se sono pieni, saranno 36. Se sono Chances Semplici, il ciclo dipenderà dalla composizione delle figure, che possono essere figure di 2, di 3, ecc.

Naturalmente si otterrebbe un risultato migliore lasciando sfilare il ciclo fino alla sua conclusione naturale, anche oltre il conseguimento della vincita, ma ciò implicherebbe un’enorme perdita di tempo. Sarà sufficiente chiudere la partita e cominciarne un’altra con numeri nuovi. L’importante è non collegare troppi numeri della precedente partita con quelli della nuova.

E’ chiaro, quindi, che per attuare un simile comportamento bisogna attendere la costruzione iniziale di una configurazione che formerà, presumibilmente, il disegno ricercato e quindi bisognerà attendere che ciò si realizzi, lasciando passare colpi a vuoto, senza giocare.

Il problema è: si avrà la pazienza di aspettare la formazione del gioco?

La risposta è: dipende dai risultati che uno decide di ottenere.
Se vuole vincere, non aspetterà e cercherà un gioco dove non ci siano attese, ma che può perdere per le ragioni sopra esposte. Se vuole guadagnare, non considererà l’attesa come una perdita di tempo ma come una condizione necessaria per ottenere il guadagno.

Ecco allora l’alternativa a cui vi sottopongo oggi. Volete vincere o guadagnare?

Se volete vincere, non guardate il sistema che ho pubblicato oggi. Se volete guadagnare, oggi vi ho dato la possibilità di ottenere il “guadagno costante” e cioè senza le sconfitte che periodicamente capitano a chi vuole vincere.

Almeno fino a evento contrario.
CAPITOLO: Chances Semplici.
TITOLO: Il vero utilizzo della Legge del terzo.

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Nino.zantiflore@tiscali.it

26/10/10

ANNICHILAMENTO INEVITABILE


Quando nel mondo microscopico una particella di materia si scontra con una particella di antimateria, entrambe si annichilano creando altri tipi di particelle.

E come agli inizi dell’Universo materia e antimateria si sono annichilati creando lo spazio in una “non esistenza”, (convinzione personale) così, permanenza e antipermanenza, quando s’incontrano creano la disfatta del sistemista.

Quando alla roulette una linea di condotta incontra il suo contrario, le due condotte si annichilano provocando la fine di ogni sistema continuo.

La similitudine, un po’ tirata per i capelli, visualizza intuitivamente gli effetti che sono prodotti quando due risultati opposti s’incontrano alla roulette. La figura contraria al gioco praticato s’incastra perfettamente alla figura che stiamo giocando.

Il principio di Bernoulli ci dice che qualunque sia il gioco, qualunque sia la tortuosità o il grado di maturazione, alla fine, l’antigioco si scontrerà con il nostro gioco. L’aumentare delle prove, fatte sempre nelle stesse condizioni, non ci darà scampo: la figura contraria comparirà al nostro “orizzonte degli eventi” e se proseguiamo nella nostra condotta, non ci sarà capitale capace di sostenere l’annichilamento delle nostre risorse e speranze e tutto scomparirà nell’attrazione gravitazionale del “buco nero” rappresentato dalla roulette.

Che cosa bisogna fare allora per evitare questo nefasto incontro?

Ormai sappiamo che le montanti valgono relativamente, perché qualsiasi montante salta se non può contare su un numero adeguato di vincite in un tempo adeguato. E’ chiaro che l’esito dipende dalla distribuzione delle vincite e quando l’antipermanenza arriva, non c’è modo di sottrarsi all’annichilamento del nostro capitale. A cosa serve vincere 20 o 30 pezzi per due o tre giorni se poi arriva un annichilamento che ti porta via due o trecento pezzi?

E allora, a quale escamotage dobbiamo ricorrere?

Accertato che la montante ci da un aiuto relativo e insufficiente, non rimane che agire sulla permanenza cercando di eludere il più possibile il principio di Bernoulli.

In che modo?

La risposta ovvia è di evitare una linea di condotta sempre uguale nel tempo. Come? Saltando da una figura all’altra; alternando fra loro le figure; attribuendo le figure ora all’una ora all’altra Chance di modo che la coincidenza con l’antipermanenza sia costretta a realizzarsi, con estrema difficoltà, al momento giusto e sulla Chance giusta.

Attenendomi a questo intendimento ho realizzato alcuni giochi sulle Semplici. Ho cominciato con la ricerca dei doppioni coincidenti fra le figure a “iniziale obbligata” di una Chance. Poi è seguito un gioco in mutualità sui doppioni coincidenti: prima fra 2 e poi fra 3 Chances. Il gioco successivo ha ripreso il metodo del vecchio “gioco dei passaggi” sulle figure a “iniziale obbligata” su una sola Chance. Infine sono passato alla ricerca di tutti i doppioni delle figure di 2, ottenute dalle 3 Chances, giocate però in modo ordinato e cioè “sincronizzato” nel tempo. In questo caso ogni Chance, posta in rotazione ordinata, costruiva, in modo indipendente, una figura di un unico gruppo di 4 “figure di 2”. In questo gruppo si cercava il doppione con una montante in mutualità fra le 3 Chances. In pratica il gruppo delle 4 figure era formato con il contributo delle 3 Chances. Il tutto può essere definito come una “mutualità sincronizzata” perché la rotazione, pur riguardando le 3 Chances, era sempre uguale.

Questo è quanto finora pubblicato nel sito.

Con gli studi successivi, sono poi passato a un cambiamento nell’ordine cronologico di gioco delle Chances in modo da interrompere quella rotazione ordinata che poteva costituire un appiglio al Principio di Bernoulli. In effetti, la rotazione ordinata (sempre uguale) delle tre Chances giocabili, era rapportabile a una qualsiasi successione di numeri casuali ottenuti sempre nelle stesse condizioni. Ho quindi alternato le 3 Chances in un modo casuale, ottenendo così un’imprevedibilità su ciò che si sarebbe giocato al passo successivo a quello del momento. Dapprima ho alternato casualmente le 3 Chances, disposte a gruppi di tre, contenenti ogni Chance una sola volta. Il gioco poteva svolgersi in due modi: completando subito ogni figura in verticale, oppure completandola in orizzontale, inserendo prima il termine iniziale sulle figure delle tre Chances e poi completando le 3 figure con il secondo termine. In quest’ultimo modo scaturiva un gioco ancora più scollegato da un filo logico. L’esempio apparirà nel sito alla pubblicazione del prossimo sistema.

In seguito sono andato oltre e ho distribuito le Chances in un modo ancora più imprevedibile. Ogni gruppo di 3 Chances poteva contenere indifferentemente e casualmente la stessa Chance per una, due, o tre volte e quindi non solo vi era una rotazione desincronizzata, ma anche diversamente composta. Il gruppo cioè poteva anche contenere due o tre volte la stessa Chance; per esempio: R/N-P/D-M/P (una volta) oppure M/P-P/D M/P (due volte) oppure R/N-R/N-R/N (tre volte) ecc. La casualità è posta al momento, senza ragionamenti o simmetrie sulla dislocazione.

Questo per quanto riguarda la rilevazione delle figure.

Altra cosa è il risultato prodotto da una o più Chances poste in una dislocazione casuale e desincronizzata. Sebbene le figure siano formate indifferentemente da Chances diverse, il disegno statistico che ne deriva, ottenuto da più fonti, non è diverso dal completamento di una configurazione finale prevista da un’unica fonte. Che lo sviluppo di un disegno tendenziale sia composto di figure provenienti da un’unica Chance o di più Chances, non comporta differenze sostanziali nella sua stessa formazione perché ciò dipende dalla casualità della permanenza. Il risultato tendenziale sarà sempre influenzato dalla Legge del terzo.

Abbiamo quindi, da una parte una rilevazione casuale ma dall’altra un risultato tendenziale e ciò esclude dal nostro comportamento la completa casualità del gioco. In pratica ogni numero, attribuito a una diversa Chance, apporterà le stesse informazioni dei numeri attribuiti a una singola Chance. Le figure così ottenute conserveranno la stessa tendenza della configurazione finale di uno sviluppo di una sola Chance. Il vantaggio è che l’antipermanenza dovrebbe ridursi a sporadiche occasioni, limitate nella loro ampiezza. Non si tratta quindi di un gioco casuale (statisticamente perdente) né di un gioco statico (soggetto nel tempo al suo contrario) bensì di un gioco evolutivamente giustificato dalla plurivalenza dei numeri casuali, che mantengono le loro proprietà indipendentemente dalla fonte e dal tempo.

A questo punto possiamo dire che giochiamo con una “mutualità desincronizzata” su un risultato che, pur provenendo da diverse fonti, alla fine, darà un risultato tendenziale previsto dalla Legge del terzo: 3 figure presenti e 1 doppione.

Questo per quanto riguarda il risultato di una rilevazione casuale desincronizzata.

In seguito a queste premesse ho eseguito una serie di verifiche sperimentali arrivando a 123 pezzi di utile in 500 colpi di roulette, durante i quali non ho mai superato il quinto colpo della montante. Ero, a dir poco, entusiasta dei risultati. Poi è arrivato l’inevitabile. Ho incocciato una partita in cui sono arrivato alla puntata di 28 pezzi nella D’Alembert a incremento doppio, con un’esposizione reale di -75. Faccio presente che la montante usata è costituita da 4 colpi in Martingala seguiti da una D’Alembert a incremento o decremento di 2 pezzi (1-2-4-8-10-12-14-16-18-20 ecc.). Il gioco precedente, durato 500 colpi, non aveva mai superato i 10 pezzi di puntata ma dopo questo picco espositivo mi sono reso conto che, alla fine, anche la casualità delle fonti di rilevazione può essere soggetta all’incontro delle figure contrarie. La cosa è molto più difficile che in una condotta lineare, ma purtroppo non completamente annullabile. Inoltre, mi sono reso conto che la variabilità casuale e soggettiva delle Chances da mettere in gioco non può essere proposta come metodo attendibile perché non può essere presa come punto fermo per gli esiti di un qualsiasi sistema, proprio per la sua variabilità soggettiva. Come ho trovato quel picco espositivo, nonostante la mia disposizione casuale delle Chances, così un qualsiasi altro sistemista può trovare un suo picco espositivo e ciò non rientra nei miei traguardi sul gioco.

A questo punto ho dovuto abbandonare la ricerca di un gioco veloce e con maggiori possibilità di vincite, accettando ciò che dentro di me già sapevo da tempo, ma che non volevo affrontare perché le vincite sarebbero state meno abbondanti di un gioco continuo: la vera utilizzazione della Legge del terzo sulle Chances Semplici.

Ho quindi abbandonato ciò che avevo pensato durante la mia vacanza ai Caraibi e ho cominciato la stesura del prossimo sistema, che penso di pubblicare nel giro di una settimana o due.

Con la sperimentazione su tutta la permanenza non ho superato la puntata dei 12 pezzi nella montante (raggiunti una sola volta) arrivando così alla “vincita costante” su quanto sperimentato.

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Nino.zantiflore@tiscali.it

13/10/10

DI OGNI ERBA UN FASCIO


Sono tornato e, naturalmente, non ho potuto fare a meno di pensare alla roulette. Nei tempi morti ho tirato fuori qualcosa sulle Semplici, ma questo lo vedremo più avanti.

Per ora pubblico ciò che avevo annunciato prima della mia partenza verso un paese la cui popolazione declina sempre più verso l’apatia. Non so se per ordini superiori o per menefreghismo degli operatori, però i Daikiri, le Pinacolade e i Mojito non sono più quelli di una volta. Per averli come prima bisogna andare nei paesi di campagna dove tutto è genuino come un tempo. Nei grandi alberghi a 4 o 5 stelle li servono con rum scadente, in bicchieri non adeguati e con succhi di frutta non frullati, ma presi direttamente dalle scatole prodotte dall’industria. In un hotel come il Sevilla (situato al Paseo del Prado) che dovrebbe essere un 4 o 5 stelle, un cameriere molto stanco (lo si vedeva dalla flemma con cui serviva i clienti [ma li la flemma è prerogativa comune]) mi ha portato una Pinacolada in un bicchiere da vino (ballon 14 cl.) fatta con succo di pera in scatola perché non avevano quello di ananas, facendolo pagare 4 Cuc (equivalenti a circa 3,5 €). Questo è solo uno fra i tanti esempi di come servizi e prodotti stiano decadendo in quel paese. Torniamo comunque a noi.

Dopo aver pubblicato il sistema dei passaggi sulle Chances Semplici, mi ero ripromesso di cercare un gioco che si potesse svolgere in “mutualità” fra le 3 Chances, sempre utilizzando, però, le figure a iniziale obbligata. L’intenzione è stata annunciata anche nel post del 14 settembre e lo scopo era di evitare il più possibile l’incontro con le figure contrarie al nostro gioco. Non ci sono riuscito.

Non ci sono riuscito perché la mutualità nelle Semplici implica il passaggio da una Chance all’altra e se si giocano figure di 2 a “iniziale obbligata” (come nel precedente sistema), è inevitabile l’entrata in gioco delle due coppie di figure. A quel punto non c’è più una scelta possibile fra le due coppie e si dovrebbe giocare entrambi i colori della Chance. Per “colore” intendo qualsiasi Semichance: tanto il R quanto il N, tanto il P quanto il D e tanto il M quanto il P. L’evoluzione del gioco mutualistico ci porta a una situazione in cui le 4 “figure di 2” sono tutte vincenti e a quel punto non si sa quale figura giocare.

Per usufruire di una mutualità sulle Semplici in figure di 2 bisogna giocare sulle 4 figure, senza cioè dividerle in coppie con l’iniziale obbligata. Ho perciò abbandonato questa divisione e sono tornato all’utilizzo completo delle 4 figure di 2.

Il gioco che ho pubblicato oggi è molto semplice: si basa sulla Legge del terzo e va a caccia del primo doppione sullo sviluppo di 4 figure di 2. Poiché la tendenza in un ciclo completo è di 3 presenze e 1 assenza, il doppione dovrebbe presentarsi entro la quarta figura.

Ma cosa centra la mutualità?

Se il gioco fosse fatto su una sola Chance, incontreremmo fatalmente una o più figure contrarie mentre, se facciamo un’unica ricerca contemporanea su tutte le Chances, sarà più difficile incocciare la figura contraria. Faremo appunto ”di ogni erba un fascio” giocando a rotazione le tre Chances. Ogni Chance darà il suo contributo per ottenere un "disegno finale unico" e cioè un doppione sulle 4 figure di 2 che saranno quindi costruite con il contributo delle tre Chance. In pratica la ricerca è fatta su numeri prodotti indifferentemente da una o un’altra Chance e il risultato (positivo o negativo) sarà ottenuto indifferentemente giocando su una o un’altra Chance. Se prima un gruppo di numeri rappresentativi delle figure (dall’1 al 4) era formato dalla propria Chance di competenza, ora vi è un solo gruppo di numeri formato dalle 3 Chances poste in modo alternato in rotazione.

Si può pensare che così facendo è come giocare a caso, ma la cosa può essere vera solo a metà. Il passaggio da una Chance all’altra produce figure che non hanno legami cronologici fra loro, ma la ricerca del doppione sulle 4 figure è pur sempre giustificata dalla Legge del terzo.

Naturalmente, anche con questo gioco ci capiterà di dover giocare nello stesso momento le 4 figure diverse. Anche qui non saremo risparmiati dalla capacità elusiva della roulette, ma in quei casi potremo aspettare che ridiventino 3 senza particolari problemi perché la tendenza del terzo mancante sarà determinante per l’esito del gioco.
CAPITOLO: Chances Semplici.
TITOLO: Al doppio su 3 Chances in mutualità.

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